Si parla di Amore. Il difficile bellissimo rapporto fra Uomo e Donna... Ma anche di altre forme di Amore: per la Vita, la Musica, l'Arte, di Sogni. Della Natura Femminile, della Luna e di Streghe.
lunedì, aprile 25, 2005
L'Amore che cresce
L'Amore ti libera dal conformismo, ti toglie le catene e ti mette le ali! Ti apre spazi sconfinati e non hai paura perchè non sei più solo! Voglio buttarmi da questo picco altissimo e librarmi in volo mano nella mano con TE e attraversare cieli limpidi e tumultuosi con il vento a favore o contrario ma sempre con TE e tuffarmi nel mare più cristallino e caldo e nuotare nell'oceano più freddo e profondo mano nella mano con TE, amore mio, perchè TI AMO, TI AMO, TI AMO!
venerdì, aprile 15, 2005
L'Amore secondo Paulo Coelho
“L’amore è una forza selvaggia.
Quando tentiamo di controllarlo,
ci distrugge.
Quando tentiamo di imprigionarlo,
ci rende schiavi.
Quando tentiamo di capirlo,
ci lascia smarriti e confusi.”
(da "Lo Zahir" controcopertina sinistra)
Quando tentiamo di controllarlo,
ci distrugge.
Quando tentiamo di imprigionarlo,
ci rende schiavi.
Quando tentiamo di capirlo,
ci lascia smarriti e confusi.”
(da "Lo Zahir" controcopertina sinistra)
mercoledì, aprile 13, 2005
L'amore rende liberi
Tu hai il dono della comprensione, mia amata Mary. Tu sei come il Grande Spirito, che si avvicina all’essere umano non solo per condividere con lui i suoi giorni, ma anche per renderli più intensi. Quando ti ho conosciuta, il miracolo di questo tuo dono ha fatto cambiare completamente i miei giorni e le mie notti.
Ho sempre pensato che, quando qualcuno ci capisce, finisce per renderci schiavi, giacchè noi accettiamo tutto per essere compresi.
La tua comprensione, invece, mi ha portato la pace e la libertà più profonde che io abbia mai provato.
(da "Lettere d'amore del Profeta")
Ho sempre pensato che, quando qualcuno ci capisce, finisce per renderci schiavi, giacchè noi accettiamo tutto per essere compresi.
La tua comprensione, invece, mi ha portato la pace e la libertà più profonde che io abbia mai provato.
(da "Lettere d'amore del Profeta")
martedì, aprile 12, 2005
Ti amo
Una frase così abusata che forse non riusciamo nemmeno a comprenderne il vero significato... manca di sfumature. Definisce qualcosa di indefinibile ed inevitabilmente si perdono i dettagli.
Una bellissima macro di un frutto maturo non può raccontare la storia dell'albero che l'ha generato, la tenerezza della gemma, il profumo del fiore,il movimento delle sue foglie al vento... la fragranza della buccia fra le dita, la dolcezza del succo...
mercoledì, aprile 06, 2005
La mia famiglia
Questa è una foto che adoro, un'immagine di quelle che restano indelebili nella memoria...
martedì, aprile 05, 2005
Quando arriva il vero Amore? L’Amore non ha età…
Un luogo comune, un modo di dire. Ma di solito in questi detti popolari ci sta dentro sempre un po’ di verità… Qual è il rapporto fra età e amore? Ci si innamora ad ogni età ed è sempre uno splendido miracolo, perché l’amore ti fa sentire vivo, ti rinnova e ti fa riscoprire te stesso, ti fa tirar fuori l’argenteria e la lucidi canticchiando! Ti senti migliore perché vedi tutto migliore, niente ti sembra più impossibile, vai a letto con la voglia di sognare e ti svegli con la voglia di vedere il sole del mattino… e questo, pare, capita a tutti! Quello che so è che a vent’anni ci si innamora in modo diverso che a trenta… oltre non sono ancora andata (e spero sinceramente di non innamorarmi mai più se non per rinnovare il mio amore per l’uomo che amo oggi!)
A venti ti va bene tutto, ami l’amore e lo rovesci sul primo essere di sesso opposto che ti piace e che ricambia i tuoi sguardi languidi… in linea di massima, dopo tre o quattro anni scopri che la persona al tuo fianco non assomiglia nemmeno alla persona di cui ti sei innamorato e che ti sei creato nella tua testa, o, se sei stato un po’ più sveglio e l’essere di cui ti sei innamorato te lo sei scelto, scopri che assomiglia soltanto al personaggio co-protagonista della tua favola d’amore ma di solito ci metti un po’ di più a scoprirlo e speriamo che non te lo sia sposato nel frattempo! Per essere ottimisti, una piccola percentuale non si accorge mai di nulla e … vissero felici e contenti… Poi c’è anche chi è un po’ più duro ed ha bisogno di batter la testa più di una volta prima di fermarsi un po’ a guardarsi dentro, spogliarsi dei bisogni e dai condizionamenti esterni e guardarsi allo specchio senza paure… solo per dovere di cronaca, nessun riferimento a fatti o persone realmente esistenti!
Pare che la persona giusta, l’anima gemella, la tua mezza mela sei comunque destinato ad incontrarla nella vita… il tuo angelo custode ed il suo sono sempre in combutta per farvi incontrare… ma hanno un bel da fare quei due… se non siete voi a vedervi l’un l’altra rischiate di perdere il treno! E per esser capaci di VEDERE si deve… per prima cosa decidere di farlo e per seconda farlo: togliere di mezzo tutto! Ma come si fa a capire se sei riuscito ad abbattere tutto oppure se quel che vedi è ancora il frutto dell’errore?
Cavolo ne so ragazzi, mica c’ho la palla di cristallo! Mica ci sarà una ricetta sola per il dolce più buono del mondo… soprattutto perché quello che è il dolce più buono per me magari a te ti fa schifo! Io credo che quando hai congenita una continua voglia di conoscere, di scoprire, di sapere, di crescere, di andare oltre, di rinnovarsi… sei una gran rompiballe, ma adorabile! :)
A venti ti va bene tutto, ami l’amore e lo rovesci sul primo essere di sesso opposto che ti piace e che ricambia i tuoi sguardi languidi… in linea di massima, dopo tre o quattro anni scopri che la persona al tuo fianco non assomiglia nemmeno alla persona di cui ti sei innamorato e che ti sei creato nella tua testa, o, se sei stato un po’ più sveglio e l’essere di cui ti sei innamorato te lo sei scelto, scopri che assomiglia soltanto al personaggio co-protagonista della tua favola d’amore ma di solito ci metti un po’ di più a scoprirlo e speriamo che non te lo sia sposato nel frattempo! Per essere ottimisti, una piccola percentuale non si accorge mai di nulla e … vissero felici e contenti… Poi c’è anche chi è un po’ più duro ed ha bisogno di batter la testa più di una volta prima di fermarsi un po’ a guardarsi dentro, spogliarsi dei bisogni e dai condizionamenti esterni e guardarsi allo specchio senza paure… solo per dovere di cronaca, nessun riferimento a fatti o persone realmente esistenti!
Pare che la persona giusta, l’anima gemella, la tua mezza mela sei comunque destinato ad incontrarla nella vita… il tuo angelo custode ed il suo sono sempre in combutta per farvi incontrare… ma hanno un bel da fare quei due… se non siete voi a vedervi l’un l’altra rischiate di perdere il treno! E per esser capaci di VEDERE si deve… per prima cosa decidere di farlo e per seconda farlo: togliere di mezzo tutto! Ma come si fa a capire se sei riuscito ad abbattere tutto oppure se quel che vedi è ancora il frutto dell’errore?
Cavolo ne so ragazzi, mica c’ho la palla di cristallo! Mica ci sarà una ricetta sola per il dolce più buono del mondo… soprattutto perché quello che è il dolce più buono per me magari a te ti fa schifo! Io credo che quando hai congenita una continua voglia di conoscere, di scoprire, di sapere, di crescere, di andare oltre, di rinnovarsi… sei una gran rompiballe, ma adorabile! :)
giovedì, marzo 31, 2005
Innamorarsi... che stress!
Lo dice anche la mia psicologa… innamorarsi è un’evento che sconvolge la vita, in modo positivo è chiaro… ma scombina tutte le abitudini, confonde i rassicuranti equilibri raggiunti in salutare solitudine, ti costringe a rivedere i tuoi piani, gli spazi temporali precedentemente dedicati alle amicizie, agli interessi, alla famiglia… ti mette a nudo di fronte a te stesso! E’ lì che viene fuori tutto quello che non hai risolto e che non potevi risolvere da solo! E’ per questo che non si può smettere di fumare mentre ti stai innamorando! Non si può, non si può! :)
mercoledì, marzo 30, 2005
Prima di tutto, amare se stessi!
Spogliarsi dei bisogni, delle convinzioni e delle convenzioni, trovare la voce interiore in mezzo al frastuono della vita che corre e sintonizzarsi su quella, attaccarsi a quell’esile ma tenace filo che non sai dove nasce ma spunta dal centro della tua essenza. La Coscienza di sé è l’unica via di salvezza. La coscienza di sé stessi, dei propri punti deboli e di quelli di forza, senza ipocrisia con coerenza e forza di spirito. Un buon generale non è quello arrogante che si sente superiore e si rifiuta di ammettere la vulnerabilità delle proprie truppe: è colui che conosce uno per uno i propri soldati, ne conosce pregi e difetti e sa come mettere gli uni e gli altri a servizio della vittoria, che impara dalle sconfitte e non si lascia lusingare dagli adulatori e dalla vanità della gloria.
Trovare la propria via, perché non serve a nulla saper camminare se la strada che percorri non è quella tua, così come anche il miglior generale non sarà motivato alla vittoria se non crede nella causa per cui lotta.
Credere, convincersi, sentire di meritarsi il successo in ciò che desideriamo e sapere esattamente cosa farsene, dopo. E’ il segreto. Avere un sogno e non un bisogno, avere il coraggio di raggiungerlo e viverlo e condividerne i frutti e la gioia.
Ognuno di noi ha una Leggenda Personale ed ognuno di noi è chiamato a combattere il Buon Combattimento.
Trovare la propria via, perché non serve a nulla saper camminare se la strada che percorri non è quella tua, così come anche il miglior generale non sarà motivato alla vittoria se non crede nella causa per cui lotta.
Credere, convincersi, sentire di meritarsi il successo in ciò che desideriamo e sapere esattamente cosa farsene, dopo. E’ il segreto. Avere un sogno e non un bisogno, avere il coraggio di raggiungerlo e viverlo e condividerne i frutti e la gioia.
Ognuno di noi ha una Leggenda Personale ed ognuno di noi è chiamato a combattere il Buon Combattimento.
martedì, marzo 22, 2005
La paura di mostrare i propri sentimenti
Fernando Pessoa chiese gli occhiali
e si addormentò
e quelli che scrivevano per lui
lo lasciarono solo
finalmente solo...
Così la pioggia obliqua di Lisbona
lo abbandonò
e finalmente la finì di fingere fogli
di fare male ai fogli...
E la finì di mascherarsi dietro tanti nomi,
dimenticando Ophelia
per cercare un senso che non c'è
e alla fine chiederle:
"scusa se ho lasciato le tue mani,
ma io dovevo solo scrivere, scrivere
e scrivere di me..."
E le lettere d'amore,
le lettere d'amore
fanno solo ridere.
Le lettere d'amore
non sarebbero d'amore
se non facessero ridere.
Anch'io scrivevo un tempo lettere d'amore
anch'io facevo ridere;
le lettere d'amore, quando c'è l'amore,
per forza fanno ridere.
E costruì
un delirante universo senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore.
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nella pena di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano...
E capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria
c'era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia;
e che invece di continuare a tormentarsi
con un mondo assurdo
basterebbe toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo...
E scrivere d'amore,
e scrivere d'amore,
anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi
quello che conta è scrivere.
E non aver paura
non aver mai paura
di essere ridicoli;
solo chi non ha scritto mai
lettere d'amore
fa veramente ridere.
Le lettere d'amore,
le lettere d'amore,
di un amore invisibile;
le lettere d'amore
che avevo cominciato
magari senza accorgermi;
le lettere d'amore
che avevo immaginato,
ma mi facevan ridere
magari fossi in tempo
se avessi ancora il tempo
per potertele scrivere...
(Le lettere d'amore - Chevalier de Pas - Roberto Vecchioni)
venerdì, marzo 18, 2005
Messaggeri...
Ieri ho chiesto al Manuale del Guerriero della Luce un suggerimento per l’argomento del prossimo post e mi ha risposto così:
L’ho trovato molto pertinente al TOPIc di questo blog… commenti?
Oggi dopo molto tempo sono andata a trovare un vecchio amico in un luogo dove abitualmente conversavo con lui… e come al solito non si è fatto attendere, la sua voce si è manifestata dicendomi che NON SEMPRE LE COSE SONO QUELLO CHE SEMBRANO! E all’improvviso ho visto chiaro in faccia una delle mie paure e puff! Dissolta come i vampiri ad un raggio di sole nei vecchi horrors!
Sono felice, vive la vie!
Il guerriero sa che nessun uomo è un’isola. Non può lottare da solo. Quale che sia il suo piano, dipende da altri uomini. Ha bisogno di discutere la sua strategia, di chiedere aiuto e, nei momenti di riposo, di avere qualcuno a cui raccontare le storie di battaglia intorno al fuoco. Ma egli non permette che gli altri confondano il suo cameratismo con insicurezza. E’ trasparente nelle sue azioni, e segreto nei suoi piani. Un guerriero della luce danza con i compagni, ma non attribuisce a nessuno la responsabilità dei propri passi.
L’ho trovato molto pertinente al TOPIc di questo blog… commenti?
Oggi dopo molto tempo sono andata a trovare un vecchio amico in un luogo dove abitualmente conversavo con lui… e come al solito non si è fatto attendere, la sua voce si è manifestata dicendomi che NON SEMPRE LE COSE SONO QUELLO CHE SEMBRANO! E all’improvviso ho visto chiaro in faccia una delle mie paure e puff! Dissolta come i vampiri ad un raggio di sole nei vecchi horrors!
Sono felice, vive la vie!
giovedì, marzo 17, 2005
La Gelosia!
Uno dei temi più scottanti e difficili da affrontare all’interno di una storia d’amore è la gelosia! Perché siamo gelosi? Beh… intanto proviamo a circoscrivere per non rischiare di parlare senza cognizione di causa: perché siamo gelose?! Credo che la gelosia maschile e quella femminile siano molto diverse anche se talvolta possono somigliarsi. Un uomo è geloso solo ed esclusivamente se ama o/e è interessato alla donna oggetto del contendere (reale o immaginato che sia) almeno così si vocifera. La donna no! Riesco ad identificare almeno due tipi di gelosia al femminile: quella simile a quella maschile e quella aggressiva della donna competitiva. Ci sono donne che tengono vivo il proprio interesse per il proprio uomo solo sulla base della rivalità con la ex (o la madre) del malcapitato… sparito il rischio ex (passata a miglior vita la suocera), sparisce anche lei – o trovano qualcun’altra con cui competere – magari l’amante! Ci sono donne che corteggiano uomini impegnati per il solo gusto di portarle via ad un’altra, accalappiato il miserrimo, l’interesse precipita. Ci sono donne gelose dell’amore del marito per la propria figlia o viceversa! Madri gelose delle nuore! Ci sono donne gelose delle proprie amiche che, spesso spacciando per obiettività la propria invidia, elargiscono generosamente consigli insinuando pericolose supposizioni nella testa della donna innamorata e felice.
La gelosia trova terreno fertile nell’insicurezza, nutrimento nelle ferite ancora aperte, spazio nei vuoti lasciati dalle paure accumulate nel corso della vita. Se la gelosia non è motivata da una vera ragione andrebbe elaborata e usata per una fruttuosa introspezione. Un’arma a favore e non contro l’Amore, perché è solo conoscendo noi stessi e riconoscendo i nostri schemi che possiamo salvarci. La gelosia è un sentimento doloroso. Una mia cara amica dice che “la gelosia non appartiene mai al presente e noi viviamo solo nel presente!”
La gelosia trova terreno fertile nell’insicurezza, nutrimento nelle ferite ancora aperte, spazio nei vuoti lasciati dalle paure accumulate nel corso della vita. Se la gelosia non è motivata da una vera ragione andrebbe elaborata e usata per una fruttuosa introspezione. Un’arma a favore e non contro l’Amore, perché è solo conoscendo noi stessi e riconoscendo i nostri schemi che possiamo salvarci. La gelosia è un sentimento doloroso. Una mia cara amica dice che “la gelosia non appartiene mai al presente e noi viviamo solo nel presente!”
"Io non vivo né nel mio passato, né nel mio futuro. Possiedo soltanto il presente, ed è il presente che mi interessa. Se riuscirai a mantenerti sempre nel presente, sarai un uomo felice. La vita sarà una festa, un grande banchetto, perché è sempre e soltanto il momento che stiamo vivendo."
(L'alchimista - Paulo Coelho)
mercoledì, marzo 09, 2005
La Passione!
io su di te
voglia che striscia disperata
e tu aggrappata alla mia schiena liscia tu
sopra di me
e macchie avide sul collo
e cosce tese
e nelle reni un crollo
e polveri
di luna nei cristalli
degli occhi tuoi
bucati a fare entrare i miei
e noi sciacalli
di baci sulle labbra
unghie rapaci sulla pelle
senza stelle né indulgenza
in questa gabbia
(da Domani mai di Claudio Baglioni)
mercoledì, marzo 02, 2005
martedì, marzo 01, 2005
Il mito dell'Androgino
Nel Simposio di Platone, Aristofane cerca di spiegare l’amore e racconta che all’inizio ciascun Uomo costituiva un intero. In principio l'Uomo era perfetto, bastava a sé stesso ed era felice. Aveva quattro gambe e quattro braccia ed era quindi molto forte ed autonomo; aveva due volti, quindi riusciva ad avere una panoramica visiva a 360 gradi. Questo essere non era ne’ maschio ne’ femmina, era perfetto e felice. Un giorno, Zeus, geloso della loro perfezione, li divise tutti a metà e li disperse ovunque sulla Terra. E così furono creati gli uomini e le donne. Da allora l'Uomo iniziò a cercare disperatamente l’altra metà di se perché senza di questa egli si sente incompleto, infelice…
Beh, tutte le epoche sono ricche di trasposizioni in chiave più o meno religiosa dei sentimenti umani in favole, miti, parabole, leggende… Eros e Psiche, la Ricerca del Sé, il Tao… ma non mi interessa adesso elencare tutte le filosofie e dottrine che hanno raccontato l’Amore fra l’uomo e la donna, concezioni che peraltro si somigliano in modo eclatante a conferma del fatto che siamo figli di un unico padre, ma questa è un’altra storia… c’è un dilemma di fondo che nasconde un tranello… la coppia è un’entità a se stante o è composta da due mutui individui? Un Sole o due fuochi attorno ai quali gira un unico universo? Quanto è giusto cedere al lusinghiero piacere della fusione con l’altro rischiando di annullarsi a vicenda e quanto facile mantenere il proprio senso di sé senza cadere nell’egoismo alienante? Chi è in grado di conservarsi su quella labile soglia oltre la quale l’esplosione dei sentimenti amorosi, che porta con sé un’inebriante sensazione di espansione e onnipotenza diventa un inesorabile buco nero che comprime e annienta ogni valore e la dignità con cui l’Amore nobilita l’uomo?
Il compromesso è l’arte più praticata e quella meno appagante.
La solitudine è la scappatoia illusoria di chi crede che la sua unica scelta sia il compromesso. E non è certamente appagante nemmeno questa.
Mettersi in gioco costa caro, e la poca stima di sé rende perdenti già prima di amare…
Beh, tutte le epoche sono ricche di trasposizioni in chiave più o meno religiosa dei sentimenti umani in favole, miti, parabole, leggende… Eros e Psiche, la Ricerca del Sé, il Tao… ma non mi interessa adesso elencare tutte le filosofie e dottrine che hanno raccontato l’Amore fra l’uomo e la donna, concezioni che peraltro si somigliano in modo eclatante a conferma del fatto che siamo figli di un unico padre, ma questa è un’altra storia… c’è un dilemma di fondo che nasconde un tranello… la coppia è un’entità a se stante o è composta da due mutui individui? Un Sole o due fuochi attorno ai quali gira un unico universo? Quanto è giusto cedere al lusinghiero piacere della fusione con l’altro rischiando di annullarsi a vicenda e quanto facile mantenere il proprio senso di sé senza cadere nell’egoismo alienante? Chi è in grado di conservarsi su quella labile soglia oltre la quale l’esplosione dei sentimenti amorosi, che porta con sé un’inebriante sensazione di espansione e onnipotenza diventa un inesorabile buco nero che comprime e annienta ogni valore e la dignità con cui l’Amore nobilita l’uomo?
Il compromesso è l’arte più praticata e quella meno appagante.
La solitudine è la scappatoia illusoria di chi crede che la sua unica scelta sia il compromesso. E non è certamente appagante nemmeno questa.
Mettersi in gioco costa caro, e la poca stima di sé rende perdenti già prima di amare…
“ e meglio è, amare e perdere, che vincere e non amare mai…”recita un altro mito, ma qui perdere equivale a vincere. La felicità della coppia non sta nella felicità ora dell’uno ora dell’altra a scapito misto… sta semplicemente nell’amare incondizionatamente. Non è per niente facile, lo so bene.
Amore.Non è una lotta di potere, una gara alla sottomissione, una competizione alla rinuncia (perché esiste anche la violenza dell’eterna vittima, da non sottovalutare), una sfida all’ultima ferita… non significa incanalarsi in una rassicurante rassegna di schemi non scardinabili e vorticosamente rassicuranti. In cui ad A mi rispondi sempre B e se mi rispondi B vuol dire che ci sei e non sono solo e potrò ancora continuare a domandarti A, anche se dico sempre che mi fa male… Interpretare ruoli prestabiliti e rodati, banali e confortanti.
Amore.Significa crescere insieme, arricchirsi arricchendo l’altro, fermarsi o decelerare ad attendere un passo più lento e se occorre, perché no, stringere il proprio compagno con presa forte e sicura ad indicargli il cammino comune… senza mai fare il nostro, ma il suo bene… sforzandosi di essere il più in buona fede possibile, lavorando molto su noi stessi. Ci vuole arte ad amare e viene facile solo se si ama davvero… abnegazione, dedizione, sacrificio sono valori da tirar fuori nei momenti bui con la fede nel proprio amore a far da fiaccola nel proprio cuore, ma non regole di vita. Amore è gioia, felicità, condivisione che accresce il proprio benessere!
venerdì, febbraio 25, 2005
Cosa rende diverso un uomo da una donna?
Un’infinità di cose e proprio li sta il bello dello scoprirsi, cercarsi corteggiarsi, dello scontrarsi e incontrarsi… Una delle differenze fondamentali sta nel modo di comunicare. Sto parlando del Comunicare, non di tutto ciò che esce dalla bocca di un uomo o di una donna… sul quale spesso è meglio sorvolare. A partire dallo stile verbale nell’esporre un qualsiasi argomento, e nei contenuti, un uomo sarà essenziale e conciso, gli abbellimenti saranno preferibilmente a scopo estetico, semplice e diretto, andrà al nodo della questione senza tergiversare. La donna invece ama partire da lontano, fermandosi di tanto in tanto ad ammirare il paesaggio, commentandolo, proseguendo lentamente vuoi perché ora le fa clic clac il tacco della scarpa, vuoi perché proprio li, all’angolo di quel grazioso vicolo c’è un micetto che reclama attenzione… salvo poi incanalarsi nell’interminabile via di vetrine, che si sa ha un potere calamitante! Arrivati al dunque, beh… che c’è di meglio che il girarci attorno e giro dopo giro aspettarsi e pretendere di esser capite? Possiamo essere esasperanti e complicare anche la cosa più semplice per la pace dell’uomo che parte deciso alla risoluzione del problema che… non esiste! L’uomo raramente parla dei sentimenti, delle proprie emozioni. Difficilmente accetta e riconosce il proprio lato vulnerabile ed ancor meno spesso si lascia andare al flusso languido dell’amore. Ha imparato fin da piccolo a mascherare i propri sentimenti: un maschio non piange, un maschio non da soddisfazione all’avversario mostrando di prendersela per un’offesa, un maschio ha il dovere di essere forte e di mostrare il proprio coraggio accettando ogni sfida, anche la più stupida. L’Amore per l’uomo è un mondo spesso inesplorato per affrontare il quale serve togliersi l’armatura, lasciare la spada e il fido destriero bianco con annessi e connessi fuori dalla porta di entrata! Quanto contano i condizionamenti familiari in particolare e sociali in generale, subiti nell’infanzia, nelle relazioni future? Infinitamente, e finché non se ne prende coscienza non si può sperare di sbloccare nessuna situazione insoddisfacente. Si, perché spesso le relazioni col mondo esterno sono insoddisfacenti e ci si ripropongono sempre gli stessi schemi, sempre le stesse situazioni. Il bambino maschio se da un lato viene cresciuto a plasmon e inibizione dei sentimenti, dall’altro viene di solito lasciato libero di esprimere la sua sessualità ed è per questo, credo, che trova più congeniale esprimersi con il corpo. Per la donna le cose stanno esattamente al contrario. Ci è stato permesso piangere e ricevere delle coccole per essere consolate, cosicché abbiamo imparato che per avere dell’affetto bisogna prima star male. Ci è stato permesso di essere deboli e fragili perché nessuno ci ha rimproverato per questo e nessuno ci ha mai imposto di dimostrare la nostra forza, anzi nella nostra fragilità sta spesso il nostro potere seduttivo che stimola nell’uomo un desiderio di protezione, cominciando dal padre. Se impariamo questo cercheremo un compagno protettivo. Ci è stato permesso di esprimere i nostri sentimenti e le nostre debolezze ma non la nostra sessualità. Alle prime curiosità e alle prime domande è stata taciuta malamente una risposta o peggio siamo state aggredite come se avessimo parlato di qualcosa di cui avremmo dovuto vergognarci solo per aver posato la sopra la nostra attenzione! E’ così che noi donne, ancestralmente madri, capaci di un amore incondizionato che l’uomo non può fisiologicamente nemmeno concepire… comunichiamo maggiormente con il cuore e gli uomini con il corpo. Una Donna fa l’amore con un Uomo quando ama, un Uomo si innamora esplorando la Donna attraverso il proprio corpo.
lunedì, febbraio 21, 2005
Porgi l’altra guancia…
Credo che solo quando sei in una condizione di amore puoi comprendere l’Amore. Sono grata a me stessa di esser sempre me stessa, di non essermi lasciata trasformare… spaventare forse, ma non trasformare da quello schiaffo. E’ così che continuo a porgere l’altra guancia e ad incontrare la vita…
venerdì, febbraio 18, 2005
"Amore... ma non lo so dire" di Claudio Baglioni
"Ma non lo so dire...". Già. Era così allora. E' mi accorgo che, malgrado questi lunghi anni di note e parole, è così anche oggi. Ma non credo sia un limite dell'artista. Credo che il limite sia nell'uomo. In ogni uomo. Non contano né l'abilità di cucire insieme testi e musiche che sappiano scendere più o meno in profondità -arte o mestiere che sia- né la platea -sconfinata, modesta o di un unico interlocutore- che abbiamo di fronte.
Conta la categoria con cui ci si confronta, nella solitudine, nella coppia, in famiglia, con gli amici, nella folla. Perché il valore in campo è così alto, che racchiuderlo nella camicia di forza delle parole è quasi impossibile. L'arte -e, quindi, anche la musica- aiuta, ma non risolve.
Si mette tra noi ed il senso ultimo delle cose e concorre a illuminare la strada, ma sta a noi assumere la fatica e i rischi del viaggio. E il percorso dall'anima (dove amore prende forma e noi acquisiamo coscienza di lui), alla mente (dove il pensiero ne elabora l'essenza), alla parola (dove la definizione prende voce) è un percorso, inevitabilmente, imperfetto.
Ad ogni passaggio, infatti, ci allontaniamo dal "cuore" del problema e perdiamo qualcosa nella capacità di coglierne valore, senso e missione. La parola è tutto quello che abbiamo (probabilmente l'invenzione più grande dell'uomo), ma le "grandi" questioni -la vita, la morte, il dolore, l'amore appunto- rivelano tutti i limiti di questa straordinaria invenzione. Forse è per questo che ci spaventa parlare d'amore.
C'è disagio, paura, inadeguatezza, pudore. Probabilmente è la parola più usata. Sicuramente la più abusata. Poche altre, infatti, patiscono così tanto l'erosione dell'inflazione. Dire "ti amo" quando non è così è un delitto. Un delitto inferiore solo a quello che commettiamo quando -pur sentendo di amare- non lo diciamo. Come ogni parola, anche l'amore può essere tutto o nulla. Non dipende da lui.
Dipende da noi. Dalla nostra capacità (o incapacità) di mantenere ciò che quella parola promette. In questo senso, l'uomo (l'umanità, nel suo grande viaggio collettivo, ma anche ciascuno di noi, nel corso del proprio piccolo viaggio personale) procede per tentativi. Per approssimazioni successive. Si avvicina. A volte gli sembra di essere a un passo e, invece, si accorge che manca ancora qualcosa. Manca sempre qualcosa. La distanza si riduce ogni volta un po', ma non si annulla mai del tutto. Probabilmente perché mentre, dentro di sé, l'uomo ha coscienza dell'infinito, tutto, intorno a lui, è finito.
Un conflitto che non abbiamo modo di sanare. Ha, è vero, il grande merito di farci tendere a quell'infinito, ma è anche responsabile della sofferenza che ci deriva dal non riuscire mai a vedere pienamente soddisfatta questa sete. Così, anche nell'amore. Forse per questo lo cerchiamo sempre senza fine e senza macchia, nella coppia, tra genitori-figli, nell'amicizia (secondo alcuni la forma d'amore più alta), nell'amore per gli altri e per la vita.
E, quando finisce o rivela certe impurità, c'è la prendiamo con lui. Errore di prospettiva: confondiamo cause ed effetti. Se non siamo noi il suo strumento, ma pretendiamo che lui diventi il nostro, non possiamo, poi, scaricare su di lui la responsabilità per errori che sono nostri, non suoi. Non è l'amore che delude l'uomo, ma l'uomo che delude lui. Anche perché, mentre lui è sempre all'altezza del suo mandato, la stessa cosa, purtroppo, non si può dire di noi. Non sappiamo da dove arrivi (né, a dire il vero, ce lo chiediamo mai), ma, quando si perde, ci affanniamo a domandarci dove finisca e, soprattutto, perché.
Un perché introvabile, ancora di più di quello del suo apparire. E il vuoto che lascia è sempre più grande di quello che aveva colmato, arrivando. E rimaniamo così, come se non ci restasse altro che accettare l'incomprensibile inevitabilità del suo dissolversi. Mistero, dunque. Mistero trovarlo, mistero viverlo, mistero perderlo. Per questo... "non lo so dire". Ma è certamente l'energia più grande che l'uomo sia in grado di produrre.
L'unica che riesca a fargli fare cose delle quali non si immaginerebbe mai capace. Il miracolo che rende l'uomo capace di miracoli. E, forse, se trovassimo il coraggio di non confinarlo all'atto che origina la vita, se non lo tradissimo, facendone merce di scambio sui mille tavoli della vita, se riuscissimo a guardarlo negli occhi e ad ascoltare quello che ha da dire, e ci decidessimo ad adottarlo come bussola e sestante per la nostra navigazione, ci accorgeremmo che la risposta a molte delle piccole-grandi domande che ci piovono addosso e dalle quali, spesso, ci sentiamo perseguitati, è più vicina di quanto immaginiamo. Come diceva un grande musicista: "Love is the answer". E, spesso, la differenza tra pensarsi, dirsi o essere davvero degni dell'appellativo "uomo" è tutta lì.
Conta la categoria con cui ci si confronta, nella solitudine, nella coppia, in famiglia, con gli amici, nella folla. Perché il valore in campo è così alto, che racchiuderlo nella camicia di forza delle parole è quasi impossibile. L'arte -e, quindi, anche la musica- aiuta, ma non risolve.
Si mette tra noi ed il senso ultimo delle cose e concorre a illuminare la strada, ma sta a noi assumere la fatica e i rischi del viaggio. E il percorso dall'anima (dove amore prende forma e noi acquisiamo coscienza di lui), alla mente (dove il pensiero ne elabora l'essenza), alla parola (dove la definizione prende voce) è un percorso, inevitabilmente, imperfetto.
Ad ogni passaggio, infatti, ci allontaniamo dal "cuore" del problema e perdiamo qualcosa nella capacità di coglierne valore, senso e missione. La parola è tutto quello che abbiamo (probabilmente l'invenzione più grande dell'uomo), ma le "grandi" questioni -la vita, la morte, il dolore, l'amore appunto- rivelano tutti i limiti di questa straordinaria invenzione. Forse è per questo che ci spaventa parlare d'amore.
C'è disagio, paura, inadeguatezza, pudore. Probabilmente è la parola più usata. Sicuramente la più abusata. Poche altre, infatti, patiscono così tanto l'erosione dell'inflazione. Dire "ti amo" quando non è così è un delitto. Un delitto inferiore solo a quello che commettiamo quando -pur sentendo di amare- non lo diciamo. Come ogni parola, anche l'amore può essere tutto o nulla. Non dipende da lui.
Dipende da noi. Dalla nostra capacità (o incapacità) di mantenere ciò che quella parola promette. In questo senso, l'uomo (l'umanità, nel suo grande viaggio collettivo, ma anche ciascuno di noi, nel corso del proprio piccolo viaggio personale) procede per tentativi. Per approssimazioni successive. Si avvicina. A volte gli sembra di essere a un passo e, invece, si accorge che manca ancora qualcosa. Manca sempre qualcosa. La distanza si riduce ogni volta un po', ma non si annulla mai del tutto. Probabilmente perché mentre, dentro di sé, l'uomo ha coscienza dell'infinito, tutto, intorno a lui, è finito.
Un conflitto che non abbiamo modo di sanare. Ha, è vero, il grande merito di farci tendere a quell'infinito, ma è anche responsabile della sofferenza che ci deriva dal non riuscire mai a vedere pienamente soddisfatta questa sete. Così, anche nell'amore. Forse per questo lo cerchiamo sempre senza fine e senza macchia, nella coppia, tra genitori-figli, nell'amicizia (secondo alcuni la forma d'amore più alta), nell'amore per gli altri e per la vita.
E, quando finisce o rivela certe impurità, c'è la prendiamo con lui. Errore di prospettiva: confondiamo cause ed effetti. Se non siamo noi il suo strumento, ma pretendiamo che lui diventi il nostro, non possiamo, poi, scaricare su di lui la responsabilità per errori che sono nostri, non suoi. Non è l'amore che delude l'uomo, ma l'uomo che delude lui. Anche perché, mentre lui è sempre all'altezza del suo mandato, la stessa cosa, purtroppo, non si può dire di noi. Non sappiamo da dove arrivi (né, a dire il vero, ce lo chiediamo mai), ma, quando si perde, ci affanniamo a domandarci dove finisca e, soprattutto, perché.
Un perché introvabile, ancora di più di quello del suo apparire. E il vuoto che lascia è sempre più grande di quello che aveva colmato, arrivando. E rimaniamo così, come se non ci restasse altro che accettare l'incomprensibile inevitabilità del suo dissolversi. Mistero, dunque. Mistero trovarlo, mistero viverlo, mistero perderlo. Per questo... "non lo so dire". Ma è certamente l'energia più grande che l'uomo sia in grado di produrre.
L'unica che riesca a fargli fare cose delle quali non si immaginerebbe mai capace. Il miracolo che rende l'uomo capace di miracoli. E, forse, se trovassimo il coraggio di non confinarlo all'atto che origina la vita, se non lo tradissimo, facendone merce di scambio sui mille tavoli della vita, se riuscissimo a guardarlo negli occhi e ad ascoltare quello che ha da dire, e ci decidessimo ad adottarlo come bussola e sestante per la nostra navigazione, ci accorgeremmo che la risposta a molte delle piccole-grandi domande che ci piovono addosso e dalle quali, spesso, ci sentiamo perseguitati, è più vicina di quanto immaginiamo. Come diceva un grande musicista: "Love is the answer". E, spesso, la differenza tra pensarsi, dirsi o essere davvero degni dell'appellativo "uomo" è tutta lì.
giovedì, febbraio 17, 2005
giovedì, febbraio 03, 2005
Otto...
Ricordo ancora quel giorno, come se fosse ieri… si approssimava la data del mio compleanno, era una gelida mattina, quando ancora il profumo della primavera non si è fatto sentire… camminando spedita sotto il peso della cartella piena di libri, a testa bassa per non inciampare ero immersa nei miei pensieri, respirando le nuvole.
Ben presto avrei compiuto otto anni e mi sentivo come davanti ad una bella vetrina ricolma di dolcetti e torte al cioccolato! Ero curiosa di sapere cosa mi avrebbe riservato la vita, calcolavo mentalmente quanti anni ancora dovevano passare prima di prendere le mie decisioni e fissavo al 2000, quando sarei stata davvero una donna… a 28 anni! la data per la resa dei conti, l’anno in cui avrei davvero potuto tracciare un bilancio… chissà che esperienze avrò, che scelte farò, quali mondi esplorerò, se vivrò o mi lascerò vivere… se sarò una donna importante!
chissà dov’è l’altra metà della mia anima e che starà facendo in questo momento? Forse anche lui sta andando a scuola con la cartella sulle spalle e magari starà pensando alle stesse cose? Chissà come sono i suoi occhi…
Penso con nostalgia e tenerezza a quella bambina che aveva in se già tutti i tratti della donna che sono adesso. Curiosa, acuta, vivace, impaziente, estroversa e allo stesso tempo timida e bisognosa di conferme. Ogni vittoria un punto di arrivo che si trasforma subito in un nuovo punto di partenza per un’altra avventura.
Ben presto avrei compiuto otto anni e mi sentivo come davanti ad una bella vetrina ricolma di dolcetti e torte al cioccolato! Ero curiosa di sapere cosa mi avrebbe riservato la vita, calcolavo mentalmente quanti anni ancora dovevano passare prima di prendere le mie decisioni e fissavo al 2000, quando sarei stata davvero una donna… a 28 anni! la data per la resa dei conti, l’anno in cui avrei davvero potuto tracciare un bilancio… chissà che esperienze avrò, che scelte farò, quali mondi esplorerò, se vivrò o mi lascerò vivere… se sarò una donna importante!
chissà dov’è l’altra metà della mia anima e che starà facendo in questo momento? Forse anche lui sta andando a scuola con la cartella sulle spalle e magari starà pensando alle stesse cose? Chissà come sono i suoi occhi…
Penso con nostalgia e tenerezza a quella bambina che aveva in se già tutti i tratti della donna che sono adesso. Curiosa, acuta, vivace, impaziente, estroversa e allo stesso tempo timida e bisognosa di conferme. Ogni vittoria un punto di arrivo che si trasforma subito in un nuovo punto di partenza per un’altra avventura.
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