domenica, settembre 30, 2007

Meme o non meme?

Non ho mai partecipato ad un meme e non sono sicura di aver capito come funziona; in ogni caso ringrazio Giovanna per avermi invitata e… dovrei invitare altre 8 persone? Francamente non sono una che fa molta vita mondana nella blogosfera, 8 persone sono proprio tante per me! Allora, fra i miei blogger preferiti, invito quelli che gestiscono un blog personale, quelli che, come me insomma, parlano anche di loro stessi!Quindi Mirko, Sonia, Movida69 (l’ho scoperta da poco ma l’a-do-ro!) e Cristina.

Le regole (copiate e incollate direttamente dal blog di Giovanna)

  • bisogna parlare di otto fatti a caso che riguardino se stessi in un post dedicato
  • scegliere altre otto persone da taggare
  • dire loro che sono taggate

Fino ai ventotto anni avevo dei capelli bellissimi, folti, lucenti e di un intenso colore. Era spesso la prima cosa che chiunque mi incontrasse per la prima volta notava. Poi all’improvviso, hanno cominciato a diventare bianchi ed ho dovuto tingerli: non è più la stessa cosa.


Sono una romantica, vivo di sogni e ideali. Da bambina credevo alle morali delle favole ed ho sempre pensato che fare la cosa giusta in buona fede fosse la sola cosa da fare. Le storie e le fiabe in cui accadevano cose terribili per incomprensioni e fraintendimenti poi, mi lasciavano sgomenta e mi sono quindi sempre ripromessa di essere chiara e cristallina ignorando che nel mondo reale la gente non vuol sapere e gradisce una ragionevole zona d’ombra dove nascondere un’ampia serie di maschere. Quindi non sono capace di mentire, di fare pubbliche relazioni, di dire ciò che non penso. Non è un merito, è il mio carattere. Ed è anche un grosso limite perché a volte saper usare la diplomazia mi sarebbe molto utile.


Sono affascinata dalla parola, da ogni punto di vista: mi piace studiarne l’etimologia e la valenza nei vari contesti comprese le traduzioni nelle varie lingue, i significati arcaici e simbolici e perché no, archetipici. Mi fermo stupita di fronte ad un’assonanza, un sapiente accostamento di un sinonimo ed un contrario, un sostantivo ed un aggettivo. Mi piace leggere, scrivere, ascoltare, confrontarmi. Non mi fermo al puro aspetto estetico ma ritengo la Parola, la più grande ricchezza dell’uomo. Credo che sia questo il motivo che mi ha spinto a scegliere una scuola di lingue quand’ero piccola e ne sono felice oggi.


Adoro i gatti. Ogni volta che ne vedo uno non riesco a resistere alla tentazione di accarezzarlo e giocarci. Infatti è capitato spesso che sia stata fotografata con gatti adottati in vacanza oltre che con i miei. Ho ancora una cicatrice sulla mano destra dovuta al morso di un gatto croato che evidentemente non aveva capito le mie intenzioni pacifiche; non per questo ho smesso di accarezzare i randagi apparentemente sani.


Qualche mese fa un caro vecchio amico mi ha chiesto di non sentirci né vederci più senza darmi una ragione reale. Sbigottita, annientata, ho lealmente preso atto della sua decisione che peraltro non ammetteva repliche; ma la cosa mi ha fatto soffrire molto e continuo tutt’ora a domandarmi perché. A proposito, buon compleanno.


Sto cercando di ricostruire l’albero genealogico della mia famiglia, sia della linea paterna che di quella materna.


Credo che se Dio ha un sesso sia femminile, credo nella reincarnazione, nel potere di guarigione dell'amore, nella magia, negli Angeli e nella divinità e causalità dell'essere umano e la mia vita quotidiana è permeata da queste mie convinzioni.


E’ ufficiale, cioè, manca ancora la data perché quella che avevamo scelto è l’unica in tutto il 2008 che non può essere accettata ma…a primavera mi sposo!

mercoledì, settembre 26, 2007

Intendiamoci!

Non è che non scrivo perché non ho nulla da dire, sia chiaro!

lunedì, settembre 17, 2007

Cambio stagione

A volte, soprattutto noi donne, ci ritroviamo a dover far fronte a repentini quanto inattesi cambi di umore. Ci sentiamo irritabili più del solito, intolleranti, sentiamo il bisogno di estraniarci, allontanarci, isolarci un po’, per riprendere forza, concentrazione, serenità. Questo perché siamo più fragili e vulnerabili. Come gli animali, quando sono feriti o hanno i cuccioli da difendere, siamo più aggressive.

E’ un errore pensare che siamo sul piede di guerra, siamo solo più esposte e per questo alziamo un muro e tiriamo su il ponte levatoio. In realtà, quello che desideriamo è solo essere comprese e protette. Mentre la reazione più spontanea di fronte a chi mostra i denti e tira fuori l’ascia è quella di sfoderare le proprie di armi. Essere attaccate nel momento in cui ci sentiamo più fragili serve solo a farci perdere la fiducia nella persona che ci affronta. Spesso a ragione, purtroppo non dovremmo mai fidarci troppo di chi ci circonda.

Sarà forse perché mi trovo in uno di questi momenti che mi sento più pessimista ma più che cresco e più che mi rendo conto che le relazioni umane sono fatte per la maggior parte di intrigo, ipocrisia, doppiogioco, finzione, congiura, cattiveria, invidia. Chi mi conosce sa bene che sono sempre stata un’ingenua, una sognatrice, un'idealista, onesta e sincera, incapace di fare pubbliche relazioni, a causa della mia proverbiale inabilità a dire le cose con diplomazia, quasi sempre in lotta coi miei sensi di colpa per aver fatto soffrire le persone per la mia impulsività, ammansita solo un po’, con gli anni.

Ci sono due o tre persone (chi è fortunato ne ha di più) dalle quali ci aspetteremmo una reazione diversa. Che capiscano che siamo in un momento in cui avremmo bisogno di maggiore comprensione senza doverla chiedere. Ci dovrebbero conoscere, dovrebbero sapere come reagiamo. Dovrebbero accorgersi del nostro stato d’animo, se solo ci prestassero attenzione. Ma anche gli altri sono persone come noi, con i loro momenti di fragilità. E’ per questo che capita spesso che chi ci ferisce di più è poi anche chi ci ama di più.

Un errore che facciamo molto spesso poi è quello di colpevolizzare noi stesse per questa momentanea mancanza di equilibrio, non riusciamo ad accettare con naturalezza i nostri momenti no e succede che ci forziamo ad essere presenti e reattive, senza concederci la minima debolezza.

Ci raccontiamo che non è il momento, che non possiamo permettercelo.

Ci autobiasimiamo e ci puntiamo il dito contro.

Succede così che la fiducia in noi stesse e l’autostima iniziano a scendere: stiamo tradendo noi stesse, stiamo lasciando disattesi i nostri bisogni. Ci stiamo maltrattando.

Quando ce ne accorgiamo poi, continuiamo ad arrabbiarci con noi stesse per averlo fatto… mentre invece dovremmo solo perdonare e perdonarci. Proprio quando ne abbiamo meno la forza.

venerdì, settembre 07, 2007

La carne del cuore

Abbi cura di lui, è fragile dentro quella sua lucente armatura.
I suoi neri e i suoi bianchi sono solo i cavalieri che proteggono il suo castello di carta.
Basta un alito di insicurezza, una brezza d’abbandono per farlo crollare e morire un po’ di più.

Io sono partita, un giorno di maggio e anche se sono tornata sono lontana e continuo a tornare, ma non busso alla porta.
Sei tu che mi chiami, ma non posso entrare. E non lo so.
E non mi importa niente, davvero. Vorrei solo riuscire a sentire che va tutto bene.

Come posso odiarti anche se mi fai male, se anche tu provi quello stesso amore che io provai, se sei solo tu che hai le chiavi di quella porta e puoi entrare a vedere?
Ti lascio il vuoto, che è tanto, che non ho mai saputo riempire,
fai del tuo meglio con quel poco che ho dimenticato.

Io devo andare, fuori c’è il sole, ho un altro castello da colorare.
Stanze immense piene di fogli bianchi, alcuni rosa, altri blu, appesi al soffitto.
E la notte, un giardino con migliaia di stelle, tutte lontane. Respiro l’aria fresca che dà le vertigini e sono felice come un aquilone.

La carne del cuore

Abbi cura di lui, è fragile dentro quella sua lucente armatura. I suoi neri e i suoi bianchi sono solo i cavalieri che proteggono il suo castello di carta. Basta un alito di insicurezza, una brezza d’abbandono per farlo crollare e morire un po’ di più.
Io sono partita, un giorno di maggio e anche se sono tornata sono lontana e continuo a tornare, ma non busso alla porta. Sei tu che mi chiami, ma non posso entrare. E non lo so. E non mi importa niente, davvero. Vorrei solo riuscire a sentire che va tutto bene.
Come posso odiarti anche se mi fai male, se anche tu provi quello stesso amore che io provai, se sei solo tu che hai le chiavi di quella porta e puoi entrare a vedere? Ti lascio il vuoto, che è tanto, che non ho mai saputo riempire, fai del tuo meglio con quel poco che ho dimenticato.
Io devo andare, fuori c’è il sole, ho un altro castello da colorare. Stanze immense piene di fogli bianchi, alcuni rosa, altri blu, appesi al soffitto. E la notte, un giardino con migliaia di stelle, tutte lontane. Respiro l’aria fresca che dà le vertigini e sono felice come un aquilone.

Si muove come il mare fra l'Africa e la Spagna...


Ieri sera era in concerto a Quarrata. Si, a Quarrata. Uno si domanda, ma come mai si esibisce in un paesino della provincia, che sia così di nicchia, abbia così poco seguito da dover accontentarsi delle piccole piazze?

A parte il fatto che la provincia di Pistoia sta diventando culturalmente sempre più importante, soprattutto per la musica (vedi il Pistoia Blues Festival e il MoonTale Festival a Montale) ma io non sapevo che (lo ha raccontato lo stesso Vecchioni ieri sera) che Roberto Vecchioni si è esibito per la prima volta nella sua carriera, 37 anni fa proprio a Quarrata ed è quindi molto legato alla cittadina.

E’ stato il più bel concerto di Vecchioni che abbia mai visto, anche se sono dovuta star seduta per terra e l’ho visto fra le sbarre delle transenne mentre le due altre volte che sono stata ad una sua esibizione ero comodamente seduta su di una poltrona di teatro.

Devo dire che scrive delle canzoni così belle, piene di emozioni, di suggestioni, di poesia… che riesce quasi a farsi perdonare quel suo stravagante modo di accaparrarsi la simpatia del pubblico con chiacchiere quasi banali e un po’ populiste, che uno si domanda… ma davvero le scrive lui quelle poesie? Ma gli artisti sono così, altrimenti non sarebbero artisti; sono pieni di contraddizioni, di idee strampalate, hanno finestre sul mondo aperte nei luoghi più impensati.

Ha attaccato con Vaudeville, cantando dietro il palcoscenico ed è entrato in scena con La mia ragazza. Una lirica di una tenerezza sempre nuova.

In ordine sparso ha cantato Samarcanda, Tommy, La bellezza, Celia De La Serna, Vincent, Canzone per Sergio, Voglio una donna, Le mie ragazze, Milady, Le lettere d'amore, El bandolero stanco, Velasquez, Viola d'inverno, Sogna ragazzo sogna, Figlia, Luci a San Siro.

giovedì, settembre 06, 2007

E un'altra è andata...


Una per una, le mie amiche si stanno sposando tutte! Anche quelle che non l’avresti detto mai. Quelle che fino a due anni fa si sbattevano da una storia sbagliata all’altra, che si trascinavano dietro mezzi uomini che si facevano vivi ad intermittenza, quelle che… passata la soglia della trentina. Dev’essere un’età magica quella. Appena arrivi nel raggio d’azione dei fatidici trenta, rinsavisci e trovi l’uomo della tua vita, quello che, anche lui, ha passato la trentina. E dire che, erano tutte convinte che avrei fatto prima di loro, io, a sposarmi. Io però, verso la trentina invece… ho perso la testa.

Sarà colpa di Saturno forse? Dicono che si ripresenta posizionandosi allo stesso modo del tema di nascita all’incirca ogni trenta anni…

Eh si, perché verso i trenta, tutti cambiano rotta.

E’ un fenomeno diffuso, mi pare di osservare. Pazza gioia e tormenti fino al fatidico Saturno che arriva con il campanellino in mano e…dlin dlin dlin!

martedì, settembre 04, 2007

Detesto il traffico!

Sempre di fretta, non c’è mai il tempo per pensare. Qualche giorno fa, rientravamo a casa, io e Corrado. Lui con la macchina di mia madre, io con la mia. Aveva l’auto parcheggiata in un posto diverso dal mio e quindi siamo partiti in tempi diversi ma verso la medesima meta. E’ buffo come sono arrivata ad elaborare un pensiero, forse scontato, ma, a mio avviso, molto profondo. Fatti pochi chilometri, ci siamo ritrovati vicini, lui davanti e io dietro, senza altre automobili fra noi. Quando si percorre la stessa strada e l’obiettivo è comune, prima o poi ci si ritrova vicini.

E poi. E’ per non sentirsi soli che si cercano le strade più affollate e poi ci si lamenta del traffico e delle code? Si sceglie la strada per aver compagnia e non per la direzione? Altrimenti perché ci troviamo tutti, chi più chi meno, a vivere delle vite che non abbiamo scelto, ad avere dei pensieri in testa che non sono nostri? Solo per l’illusione di una vicinanza con chi poi, alla fine,è li, vicino a noi si, ma per puro e semplice caso? Andiamo nella direzione in cui, siamo sicuri, troveremo certamente qualcun altro, perché è una meta gettonata e sicuramente non ci ritroveremo soli. Abbiamo paura della solitudine e ci ritroviamo ancora più soli di chi ha avuto il coraggio di scegliere la propria meta e nella propria strada ha incontrato poche persone. Persone che non erano lì per caso con le quali ha condiviso un tratto di strada, breve o lungo che fosse. Poi c’è chi cambia meta in corsa. L’importante è non cambiare la propria per quella di qualcun altro, per quella degli altri. Per la paura della solitudine. Tanto, la solitudine è dentro di noi.

Fortuna che a me piacciono le strade alternative, le scorciatoie che poi più corte non sono mai, sono solo meno trafficate. E anche a Corrado. A volte, quando abbiamo tempo e ci vogliamo godere il viaggio dalla partenza, cambiamo le impostazioni del navigatore evitando le autostrade. Non si arriva prima, no. E’ vero. Anzi, di solito ci si mette molto di più. Ma vuoi mettere il gusto?

venerdì, agosto 24, 2007

Aspettando O'Scià 2007

Vi sono mancata? Ma si, lo so lo so! E’ quasi un mese che non scrivo qualcosa e non è nemmeno che sono stata in vacanza. Solo una settimana. In ritiro spirituale a La Verna! Che cosa? Si, che non è che sono allergica alla spiritualità io, tutt’altro, sono allergica ai preti! E credetemi, che adesso lo sono ancor di più!

Siamo stati molto bene, ci siamo letteralmente rilassati e i frutti si vedono ancora. Pensate che, udite udite, sono ormai almeno due settimane piene che non si fa nemmeno una litigatina piccina picciò! E non le due settimane all’inizio del ciclo ma quelle immediatamente precedenti!!!

Che ci volete fare, sono una femminista che non vuol diventar lesbica e allora mi tocca star coi maschi… e inevitabilmente, dato che non ci riesco proprio ad abbassar la testa ed umilmente servire il mio signore finisce sempre che mi scontro col sesso forte. Mica è colpa loro… delle mamme è colpa, che li hanno cresciuti come piccoli principi! Non ci imbarchiamo in simili discorsi, suvvia!

Bene. In questo periodo al lavoro è un bordello, nella maggior parte dei reparti adesso è tranquillo meno che nel nostro. E poi, a dir la verità mi sono dedicata ad altro, come a qualche lavoretto creativo in casa o dando una mano a Corrado. Ci siamo anche divertiti a metter su questo: www.oscia.org. Spero davvero di riuscire a farne qualcosa di speciale, di creativo, insolito. Non mi importa che diventi enorme o popolare, mi importa che diventi quello che voglio che sia e non qualcos’altro!

Che ne pensate? Datemi il vostro parere di utenti della rete!

giovedì, agosto 02, 2007

Ci prendiamo un gelato insieme?


Me l’offriresti un gelato? Dico sul serio… non dico semplicemente un caffè, ma quantomeno una coppa di gelato, con panna e cialda. Magari anche l’ombrellino! Con questo caldo!

Io dico di si, ti sto simpatica, lo so! Ci sederemmo ad un bel tavolino all’aperto in una calda sera d’estate e chiacchiereremmo del più e del meno, ci racconteremmo le nostre avventure sulle tracce di Claudio oppure parleremmo di politica infervorandoci un pochino, forse ci racconteremmo le rispettive vicende amorose. Potrei provare anche a raccontarti qualche barzelletta, quando sono in vena dicono che sono anche molto simpatica! ;)

Peccato che sia una cosa difficilmente attuabile. Però il gelato l’accetto lo stesso molto volentieri. Vorrei però regalarlo ad un bambino. I bambini amano molto il gelato si sa, tutti i bambini dovrebbero poter mangiarne.

Lo so che le raccolte di fondi sono tante, io però voglio regalare il mio gelato a questo qui.

Chi ha un conto online ci metterà solo 2 minuti a farlo.

Queste sono le coordinate bancarie, ma le trovate anche sui blog della sua mamma.

CIN J
ABI 3067
CAB 81030
C/C 000000010423

http://riccardopio.blog.tiscali.it/
http://riccardopio.altervista.org/

Dopo che mi hai offerto questo gelato, ti prego di lasciarmi un commento affinché possa ringraziarti.

martedì, luglio 31, 2007

Che cos'è l'amore?


Lo so lo so… ma che ci volete fare, io lo amo! A volte mi sento un’adolescente quando mi sorprendo rapita a guardarlo e ad ascoltarlo con la bocca leggermente aperta e piegata in un lieve sorriso e gli occhi che brillano! Qualcuno mi disse un tempo che confidava nella mia costanza in amore data la mia ormai consolidata fedeltà a lui. L’altro amore è passato e questo è sempre qui. Non so spiegare, ma d’altronde nessuno c’è mai riuscito a spiegare l’amore, nemmeno lui!

giovedì, luglio 19, 2007

Sindacalismo domestico

Allora, rientriamo un po’ nei ranghi: ogni tanto qui si divaga!!!

Avete un fidanzato poco attento, distratto, indolente? Fatelo un po’ ingelosire, provatene diverse ma con discrezione, non deve accorgersene. Tipo… fate qualcosa di civettuolo che non fate di solito, cambiate acconciatura, profumo, trucco.

Mettete dei fiori in casa e dite che li avete comprati voi ma siate poco convincenti, balbettatelo abbassando gli occhi (così fanno loro quando mentono – riconosceranno in questa reazione la menzogna fedifraga). Poi mettetevi a canticchiare cambiando argomento. O ha problemi sul lavoro e per questo non recepisce oppure la sera stessa vi prenderà con passione animalesca con tanto di ruggito e morsi sul collo!

L’uomo se ha problemi sul lavoro va in crisi, si agita, soffre di insonnia, si porta i problemi a casa e spesso si dimentica di assolvere ai doveri coniugali.

La donna invece se è soddisfatta a casa riesce a sopportare i problemi sul lavoro e al contrario, se non sta bene con il proprio compagno diventa insopportabile sul lavoro e rende la vita difficile alle colleghe… la classica acida c@g@c@zzi! Quindi, per le proprietà delle equazioni… se siete acide con le vostre colleghe può darsi che dipenda dal capoufficio del vostro fidanzato! Sto divagando di nuovo…

Se non si smuove, può darsi che serva un’azione d’urto. Non mettetevi a scrivere lunghe e melense lettere, non servono a nulla. Li per li magari sembra che smuovano qualcosa, ma fidatevi, sono un investimento senza ritorno: non vi prendono sul serio. Vi classificheranno come innocue.

Sparite, per qualche ora, qualche giorno (dipende dalla loro autonomia senza di voi)… per riapparire poi come se niente fosse, fronte in alto e sguardo sicuro: si c@gher@nno sotto! Che è successo? Nulla, perché?

Quello che mi preme sottolineare, qualsiasi sia la tattica che sceglierete o che inventerete autonomamente, è che va rotta la routine, va spezzato il normale fluire della quotidianità, se volete guadagnarvi qualche chance di ottenere l’attenzione che meritate!

Una volta ottenuta l’attenzione, parlategli francamente ma sappiate che delle 1000 parole che riuscirete a dire prima che cadano di nuovo in catalessi, solo un centinaio non usciranno dall’orecchio opposto a quello di entrata e rimarranno quindi nel cervello del vostro uomo.

Quindi usate quelle giuste, non sprecatele!

Un paio di recriminazioni, insinuate qualche senso di colpa, se proprio non ce la fate a resistere piangete un po’… se il vostro uomo non è proprio una cima.

Altrimenti si fa più dura… fategli capire quali sono le vostre esigenze e che non siete pronte a cedere. Mettete tutte le carte in tavola e chiedete anche ciò che non vi interessa molto: si tratta di chiedere 100 per ottenere 10, sappiatelo! La maggior parte degli uomini (sarà genetico?) dimentica le promesse in tempo inversamente proporzionale a quello che impiegano a farle!

E poi fategli portare fuori la spazzatura.

Petizioni on-line

Ne ho sentito parlare, forse non abbastanza però. Ho atteso di trovare dei banchetti per poter firmare ma forse non sono stata nei posti giusti ultimamente. Ho avuto voglia allora di cercare, ed ho trovato, come firmare le petizioni anche attraverso il web. Se anche voi come me volete dare il vostro contributo al cambiamento non aspettate, cliccate qua:

per la riforma elettorale, per un parlamento pulito.

martedì, luglio 17, 2007

IIX capitolo - Specchi

Andava bene qualsiasi cosa pur di non rimanere a casa da sola. Capitavano anche quei giorni che al lavoro non c’era proprio più niente da fare, nemmeno di non urgente. Che restare lì a fare qualcosa era come dirselo chiaro in faccia davanti ad uno specchio che la verità era che avevi paura di restare da sola con te stessa. Capitava che tutte le amiche, come se si fossero messe d’accordo alle tue spalle, avevano un impegno improrogabile e non cedevano nemmeno alle proposte che sapevi essere le più allettanti per loro. Troppo orgogliosa per dire loro la verità. Capitava che i tuoi fossero fuori per qualche insolita ragione, dato che non si muovono mai di casa. Capitava infine che ti ritrovavi a casa da sola e che in tv non dessero niente di abbastanza interessante da poter catturare la tua attenzione per il tempo necessario affinché il tuo cervello si spegnesse nel sonno. Capitava che, non ancora sconfitta, prendessi in mano un libro e che dovessi rileggere continuamente le stesse frasi nel tentativo di concentrarti.
E poi alla fine esausta capitava che ti abbandonassi ai pensieri più scuri, alle paure più nascoste, al pianto dirotto, ai moti di rabbia e frustrazione convulsi, i capelli bagnati dalle lacrime, la faccia arrossata, gli occhi gonfi. Poi in silenzio, seduta per terra, sperimenti il vuoto, l’assenza.

Piano piano il respiro torna regolare, apri gli occhi, indugi e poi ti alzi. Scegli un disco, che non faccia troppo male, una musica dalle percussioni accattivanti e ti lasci catturare dal ritmo. Inizi a ballare come capita, come ti va. Cominci a sentire cosa vuole il tuo corpo e lo assecondi, a piedi nudi, con i capelli sciolti. Danzi e balli finché non ti senti di nuovo in comunione con te stessa, dimentica di tutto ciò che è fuori.

Gaia diceva che guardarsi in uno specchio non è solo un atto di vanità è anche prendere contatto con sé stessi, per quanto spaventoso potesse sembrare il dover prendere coscienza di certi meccanismi, se si voleva raggiungere la felicità o vivere anche solo tentando di farlo, non si poteva far altro che guardarsi francamente dentro un riflesso di noi stessi, inutile oltre che sciocco è nascondersi dietro una maschera. Rompere lo specchio è il più grave errore che un uomo o una donna possano compiere e non è un caso se nella tradizione popolare si riferisce che “porta sfortuna”; non è un atto di coraggio ma di estrema vigliaccheria. Precludersi la possibilità di parlare con sé stessi non preserva dal dolore ed è perfettamente inutile, prima o poi accadrà sempre qualcosa che ti rimetterà davanti ai tuoi terrificanti fantasmi. Affrontarli con coraggio ti mette in una condizione di vantaggio. Ma senza fretta. Era evidente che non ero ancora pronta perché non sapevo ancora quali fossero.

giovedì, luglio 12, 2007

Il latitante - tour

Ieri sera concerto di Daniele Silvestri al Parco dell’Aringhese a Montale, nell’ambito del Moon Tale Festival.
Un freddo cane, un’umidità degna di una sera autunnale… porca miseria, non ho mica più l’età per certe cose…. vabbè, colpa mia! Se mi fossi messa jeans, scarpe da ginnastica e mi fossi portata dietro una felpa la serata sarebbe stata certamente più godibile! Comunque non è stata male lo stesso. Quasi tutti i pezzi sono stati completamente ri-arrangiati, versione rock che più rock non si può, il palco pareva esplodere da un momento all’altro. Il pubblico è stato caloroso, Silvestri non si può certo lamentare dell’accoglienza e della partecipazione. La scaletta? Mhmm… sono ancora in fase Rem, vediamo se tiro fuori qualche titolo in ordine piuttosto sparso: Marzo 3039, Il mio nemico, Che bella faccia, Faccia di velluto, Il suo nome, La paranza, Kunta Kinte, Hold me, Domani mi sposo, Si, no… non so, L’autostrada, Gino e l’Alfetta, Occhi da orientale, Manifesto, Aria, Salirò, Il dado, La bomba, Sogno-b, Banalità, Datemi un benzinaio, Io fortunatamente, L’uomo col megafono, Cohiba.

martedì, luglio 10, 2007

VII capitolo - Il caso

Decisi per quello di fotografia. Fotografare è un modo per catturare la realtà e quello che sta fra gli occhi e il cuore, se è nel cuore che risiedono i sentimenti, le sensazioni, le emozioni. Un modo per afferrare il tempo. E così, un’altra sera alla settimana sarebbe stata rubata alla tempesta dei pensieri o avrebbe offerto un alibi a quelle serate organizzate dalle amiche single che, convinte che ti serva una botta di vita, insistono per trascinarti nell’ultimo disco bar dall’arredamento minimal chic pieno di gente triste con il sorriso di plastica ma fashion. Loro non sanno che sono costretta a frequentare tutti i giorni gente di plastica ed anzi mi invidiano perché di quel mondo vedono solo quello che appare. Io invece sentivo proprio il bisogno di frequentare gente normale, che vive una vita normale, con problemi normali e che magari ha voglia di ridere davvero.
Arrivai in ritardo alla prima lezione, entrai nell’aula che erano già tutti presenti. Intravidi una faccia conosciuta che sulle prime non riuscii ad inquadrare. Era l’insegnante di francese. Uscendo ci fermammo a fare due chiacchiere davanti ad un caffè nel piccolo bar antistante. Mi raccontò che era di passaggio in Italia, che da li a qualche mese sarebbe rientrato a Parigi. Aveva accettato di insegnare per guadagnare qualcosa e al corso di fotografia si era iscritto per svago. Conosceva poche persone qui. Non mi disse altro e io non glielo chiesi, non è mia abitudine essere invadente e forse non mi interessava nemmeno sapere altro. Lo trovai simpatico e gradevole. E innocuo.
La mia vita in quei giorni scorreva uguale e tutto sommato questo mi piaceva. Per lo meno non rischiavo di scuotere ulteriormente i miei poveri nervi già messi a dura prova. L’unica novità era rappresentata da questi nuovi appuntamenti serali e dal fatto che di tanto in tanto riuscivo a non pensare a mio marito.

Per fortuna la campagna vendite per la stagione estiva si era conclusa qualche settimana prima e in ufficio potevo occuparmi delle piccole magagne lasciate in fondo al cassetto, che se ne stavano lì buone buone in attesa che trovassi il tempo per loro. Tutte cose che potevo disbrigare senza la necessità di un eccessivo contatto umano e che portavo a termine quasi meccanicamente. Avevo bisogno di rigenerarmi e probabilmente avrei anche potuto pensare di prendermi qualche giorno di vacanza ma questo avrebbe automaticamente comportato un’enormità di tempo libero in più e i pensieri avrebbero fatto a gara per occupare la mia mente. Ero davvero in una di quelle fasi della vita che Paolo Fox stava definendo da qualche settimana come “di passaggio”. Ma di passaggio per dove, mi domandavo. Io non volevo andare da nessuna parte. Avrei voluto che mio marito continuasse ad apprezzarmi, a riempirmi di attenzioni. Avrei voluto un figlio. Avrei voluto continuare a scoprire il mondo insieme a loro. Non avevo mai avuto un’ambizione sfrenata sul lavoro, mi bastava un ruolo interessante, che mi permettesse di crescere e di non annoiarmi, di avere un buono stipendio certamente, ma le gratificazioni maggiori desideravo riceverle fuori dalla porta dell’ufficio. Volevo continuare a vivere a modo mio. Volevo continuare a fare il bucato il mercoledì e a stirare le sue camicie il giovedì, per riporle la mattina dopo, ripiegate e in ordine nell’armadio grande. Volevo fare la spesa insieme ai grandi magazzini. Volevo continuare a leggere gli stessi libri e a commentarli insieme. Volevo continuare ad andare in vacanza al mare in agosto, a fare l’amore il sabato e ad andare a pranzo da sua madre la domenica. All’improvviso mi si gelò il sangue e vidi me stessa dall’esterno, come riflessa allo specchio. Davvero volevo questo, io volevo davvero queste cose? Mi tornò in mente quello che mi diceva Gaia qualche tempo prima: Niente avviene a caso, mia cara! Sei tu che provochi certi avvenimenti nella tua vita, sei un essere causativo, non dimenticarlo!

giovedì, luglio 05, 2007

Siamo o non siamo una bella coppia?


Auguri ai cancerini

Siamo in pieno periodo Cancro. Ho un buon rapporto col segno del Cancro anche se a volte mi disturba la loro lunaticità (come poteva essere altrimenti essendo il loro pianeta la Luna?) tanto che molte delle mie amiche sono Cancro ed anche il mio Còcò è un bel cancerino con tanto di guscio e tanaglie! Sono lenti, nel prendere decisioni, nel trovare soluzioni, nell’organizzarsi. Sono sensibili, infantili, insicuri (anche se lo nascondono bene) ma molto fashion, pr, disponibili quanto un gatto, piacciono a tutti e fanno sempre un’ottima impressione… e una volta che ti adottano non ti mollano più! :)

martedì, luglio 03, 2007

Capitolo VI - Il bivio

Io non riesco a capire, non ce la faccio proprio a darmi una risposta chiara. Io sono quel genere di persone che sa sempre quello che vuole e non sa proprio convivere con il dubbio, il continuo urgente interrogativo mi dilania. I miei sensi sono all’erta a captare ogni possibile segnale, palese o nascosto che possa darmi la risposta univoca al mio quesito. Ogni volta che un sentiero luminoso si apre di fronte a me la speranza si accende, ma inesorabilmente alla fine c’è sempre un bivio. La lotta fra mente, corpo, spirito si compie ogni giorno, ogni notte, in ogni momento, ora sembra prevalere l’uno ora l’altro e non sempre riesco a riconoscerne i volti essendo una lotta fra pari, potrebbe durare all’infinito. Spossata, esausta cerco aiuto e sostegno negli altri, ma le loro risposte non mi lasciano mai soddisfatta, forse perché sono le loro soluzioni e non le mie.
Eppure l’amore è un sentimento così forte che è impossibile non riconoscerlo. Forse il dilemma è altrove.

“Si possono amare due persone contemporaneamente? Dimmelo perché io sto impazzendo!” implorai. “Certo, l’amore non è mica un sentimento finito!” rispose Gaia con un sorriso.
Trattenni il fiato per non svenire. “A patto di viverne pienamente solo uno; l’altro solo in modo, diciamo così, platonico, da lontano.” continuava a sorridere e sembrava davvero semplice detto così. Solo che dovevo scegliere, lo sapevo. Sapevo già che la soluzione era quella ma non riuscivo a farlo. Non è esatto, non è che non riuscissi a scegliere, a quello non ci avevo ancora pensato in realtà: non riuscivo a rinunciare a nessuno dei due.

Quell’improvvisa libertà mi lasciava un sacco di tempo libero che cercai di colmare con diversi interessi. Non riuscivo proprio a mettermi davanti alla tv e passare così le mie serate. Sul sito internet del Comune nel quale vivevo trovai una miriade di corsi per adulti, molti dei quali interessanti. Desideravo rispolverare la lingua francese, che avevo studiato al liceo ma che non avevo mai più avuto occasione di utilizzare in seguito ed anche accostarmi a qualche nuovo interesse. Ero indecisa fra la fotografia, l’astronomia e la cucina creativa. Intanto mi iscrissi al corso di lingua francese che avrebbe impegnato settimanalmente uno dei miei vuoti dopocena. Se si può chiamare cena quelle due tre cose fredde o riscaldate che mi degnavo di prepararmi. Mi presentai alla lezione un po’ intimorita, non avendo l’abitudine di arrivare da sola in un ambiente sconosciuto ma fu più semplice di quanto credessi. Nell’aula c’erano già due ragazzi che dovevano già conoscersi ma che si erano ritrovati casualmente lì e l’insegnante, un uomo che doveva aver qualche anno più di me, dall’aspetto un po’ sgualcito ma molto cortese e dall’accento inconfondibilmente francese. Arrivarono via via gli altri partecipanti, persone molto diverse le une dalle altre, per età, sesso, cultura ed estrazione sociale. Fu una serata gradevole e rilassante, sentii di non aver sprecato il mio tempo e la settimana successiva tornai al corso con entusiasmo.

lunedì, luglio 02, 2007

Corsica

Sono passate talmente velocemente che quasi non ce ne siamo accorte. Fortuna che abbiamo fatto qualche foto a testimonianza di questa fuga nell'isola... che oltre che dell'amore, della bellezza ho scoperto anche essere l'isola delle Streghe ed uno degli ultimi baluardi delle Sciamane d'Europa. Qui la Santa Inquisizione ha faticato ad arrivare – i corsi hanno protetto le loro donne più che in altri luoghi - e sono quindi sopravvissute insieme alle loro scope ed alle loro conoscenze. Sono stati tramandati fra superstizione, credenze popolari e tradizioni anche i saperi antichi ed ancestrali di Madre Natura. Sono stata invitata a tornare a fine dicembre per assistere ad una iniziazione. Ne riparleremo.