martedì, luglio 17, 2007

IIX capitolo - Specchi

Andava bene qualsiasi cosa pur di non rimanere a casa da sola. Capitavano anche quei giorni che al lavoro non c’era proprio più niente da fare, nemmeno di non urgente. Che restare lì a fare qualcosa era come dirselo chiaro in faccia davanti ad uno specchio che la verità era che avevi paura di restare da sola con te stessa. Capitava che tutte le amiche, come se si fossero messe d’accordo alle tue spalle, avevano un impegno improrogabile e non cedevano nemmeno alle proposte che sapevi essere le più allettanti per loro. Troppo orgogliosa per dire loro la verità. Capitava che i tuoi fossero fuori per qualche insolita ragione, dato che non si muovono mai di casa. Capitava infine che ti ritrovavi a casa da sola e che in tv non dessero niente di abbastanza interessante da poter catturare la tua attenzione per il tempo necessario affinché il tuo cervello si spegnesse nel sonno. Capitava che, non ancora sconfitta, prendessi in mano un libro e che dovessi rileggere continuamente le stesse frasi nel tentativo di concentrarti.
E poi alla fine esausta capitava che ti abbandonassi ai pensieri più scuri, alle paure più nascoste, al pianto dirotto, ai moti di rabbia e frustrazione convulsi, i capelli bagnati dalle lacrime, la faccia arrossata, gli occhi gonfi. Poi in silenzio, seduta per terra, sperimenti il vuoto, l’assenza.

Piano piano il respiro torna regolare, apri gli occhi, indugi e poi ti alzi. Scegli un disco, che non faccia troppo male, una musica dalle percussioni accattivanti e ti lasci catturare dal ritmo. Inizi a ballare come capita, come ti va. Cominci a sentire cosa vuole il tuo corpo e lo assecondi, a piedi nudi, con i capelli sciolti. Danzi e balli finché non ti senti di nuovo in comunione con te stessa, dimentica di tutto ciò che è fuori.

Gaia diceva che guardarsi in uno specchio non è solo un atto di vanità è anche prendere contatto con sé stessi, per quanto spaventoso potesse sembrare il dover prendere coscienza di certi meccanismi, se si voleva raggiungere la felicità o vivere anche solo tentando di farlo, non si poteva far altro che guardarsi francamente dentro un riflesso di noi stessi, inutile oltre che sciocco è nascondersi dietro una maschera. Rompere lo specchio è il più grave errore che un uomo o una donna possano compiere e non è un caso se nella tradizione popolare si riferisce che “porta sfortuna”; non è un atto di coraggio ma di estrema vigliaccheria. Precludersi la possibilità di parlare con sé stessi non preserva dal dolore ed è perfettamente inutile, prima o poi accadrà sempre qualcosa che ti rimetterà davanti ai tuoi terrificanti fantasmi. Affrontarli con coraggio ti mette in una condizione di vantaggio. Ma senza fretta. Era evidente che non ero ancora pronta perché non sapevo ancora quali fossero.

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